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Milano, 28 settembre 2000
ARACNOFILIA: Prof. Pesarini, secondo Lei è possibile
avvicinarsi al mondo dell'aracnologia dall'esterno? E chi lo fa
può aiutare in qualche modo gli entomologi?
PESARINI: Purtroppo in Italia non esiste una letteratura scientifica
mirata a chi già non possieda ampie basi di entomologia.
L'unica possibilità di apprendimento è rappresentata
dai musei e dagli esperti di entomologia che vi lavorano anche
se gli studi dell'entomologo sono molto complessi e in generale
non adatti ad un approccio amatoriale. Quella che si occupa degli
aracnidi è poi una branca di questa scienza particolarmente
criptica e sicuramente meno attraente dal punto di vista del collezionismo.
L'entomologia nell'occuparsi dei ragni passa infatti necessariamente
per l'analisi al microscopio. L'unico modo per riconoscere con
certezza una specie è la minuziosa analisi dei pedipalpi
o dell'epigino degli esemplari campione. Delle circa millecinquecento
specie presenti in Italia solo una minima parte si può
riconoscere dall'osservazione diretta. E nella maggior parte dei
casi ciò porterà a classificazioni sommarie e generalmente
limitate alla sola famiglia.
ARACNOFILIA: Allora come mai
una così ampia rinascita dell'entomologia?
PESARINI: Io non credo che si possa parlare di rinascita dell'entomologia.
Tutt'altro. Si potrebbe osservare come l'interesse per essa stia
invece scemando. Possiamo dire piuttosto che in Italia ci sia un
nascente interesse verso l'allevamento di aracnidi e insetti. Ma
osservati dal vivo, da un punto di vista più naturalistico
che entomologico.
ARACNOFILIA: Secondo Lei questo
può giovare all'entomologia in generale?
PESARINI: Può essere un modo per avvicinare l'attenzione
del pubblico ad un mondo sconosciuto ed interessante.
ARACNOFILIA: Negli ultimi tempi
si è parlato di ragni italiani dal morso letale e con una
forte propensione ad attaccare gli uomini. Cosa può dirci
in merito?
PESARINI: I ragni non sono animali aggressivi e di fronte al
pericolo scelgono sempre la fuga. L'unico modo per farsi mordere
da un ragno è dunque metterli in condizioni tali che l'uso
dei cheliceri sia la loro unica possibilità di salvezza.
Per ciò che riguarda invece le dosi di veleno inoculate nell'uomo
dai ragni casalinghi, esse non rappresentano assolutamente un rischio
per l'uomo. Gli unici due aracnidi presenti in Italia e considerati
pericolosi sono il Loxosceles rufescens e il latrodectus tredecimguttatus
(malmignatta) della stessa famiglia delle vedove nere e non sono
ragni particolarmente diffusi. Quindi le possibilità che
morsichino l'uomo sono davvero minime e il morso di questi ragni
in genere comporta solo danni di scarsa entità, anche si
sono registrati in passato alcuni episodi piuttosto gravi.
intervista di
Matteo Grotto - Gianluca Di Sario.
Ringraziamo il bio-speleogolo ed entomologo Domenico Zanon per
la grande gentilezza e disponibilità dimostrataci durante
la nostra visita a Milano.
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