Wild Caught-Captive Bred, il dilemma
di Stefano Capannini

Con il termine Wild Caught (WC) si intende un esemplare, in genere subadulto o adulto, catturato allo stato brado, ed in seguito mantenuto in cattività.
Con il termine Captive Bred (CB) si intende al contrario un esemplare nato in cattività da riproduzione avvenuta in cattività, con genitori che possono anche essere WC, ma che devono assolutamente essersi accoppiati in cattività. Infine, con il termine Captive Born/Raised (CR), si intende l’esemplare nato in cattività da genitore WC già gravido (in stato di gravidanza o con ovisacco già prodotto al momento della cattura) o anche soltanto proveniente da una covata sottratta alla madre.
Questa differenziazione ci permetterà di comprendere l’esatta origine di un esemplare (sempre che il venditore in questione sia stato onesto nel dichiararlo) ed è determinante nella scelta sia del ragno che del fornitore.

 



Schiusa di Poecilotheria di allevamento - foto F. Tomasinelli


Fino ad un decennio fa il mercato era principalmente popolato di esemplari adulti, ovviamente WC, più facili da vendere grazie soprattutto alle notevoli dimensioni che premiavano l’aspetto “spettacolare” e alla maggior resistenza in cattività. Oggi invece il mercato presenta indifferentemente esemplari WC, CB o CR.
Quali scegliere dunque? E – soprattutto- perché?

In un mondo di appassionati sempre più esperti e attenti -e non solo per ciò che riguarda le tarantole- sta maturando la consapevolezza dei rischi legati all’eccessivo sfruttamento delle popolazioni naturali. E’ allora chiaro come una giusta scelta (la domanda che “indirizza” il mercato) unita ad un serio programma di riproduzioni in cattività (l’offerta) diventeranno aspetti decisivi per garantire la sopravvivenza delle specie in natura.
Il mercato internazionale, e di riflesso quello italiano, sembrano muovere passi importanti in questa direzione e sempre più specie sono riprodotte senza sottrarre esemplari dal paese di origine. Purtroppo ciò non ha comportato la cessazione delle catture in natura. Anzi, per alcune specie, essa risulta essere ancora la principale e più economica pratica per rifornire i negozi.
Questa scellerata politica di approvvigionamento unita ad una sconsiderata pretesa di avere esemplari sempre più rari e sconosciuti, sono gli ingredienti di un cocktail che avrà impatti devastanti. Lo scarso ritmo riproduttivo (per lo meno in rapporto ad altri invertebrati) renderà inevitabilmente molte specie di Terafosidi a rischio di estinzione. Infatti alla rimarcabile longevità delle femmine non si accompagna un rapido ciclo riproduttivo e dispersivo della popolazione. Sappiamo inoltre che i Terafosidi non sono in grado di coprire distanze notevoli, migrando da un ambiente ad un altro.
Non mi risulta che siano stati mai fatti studi sulla percentuale media di sopravvivenza fino all’età riproduttiva di una cucciolata in natura, ma si può ritenere -con buona approssimazione- che essa si attesti al di sotto del 5% dei piccoli. Questo da la misura di cosa potrebbe succedere in un determinato sito naturale se, come conseguenza delle catture indiscriminate, vengano decimati gli esemplari adulti e/o subadulti. Il crollo della popolazione sarà inevitabilmente esponenziale.
Ma non sono solo le catture indiscriminate di grossi quantitativi di esemplari a danneggiare l’ambiente naturale. Anche le cosiddette “catture mirate” di numeri limitati possono essere dannosissime per una popolazione naturale di aracnidi.
La tendenza sembra infatti quella di cacciare femmine adulte subito dopo la stagione degli accoppiamenti in modo da massimizzare la probabilità di acquisire esemplari gravidi (da cui nasceranno individui CR). Questa pratica è doppiamente dannosa e scriteriata perché non solo eliminerà da un determinato sito esemplari adulti in età riproduttiva, ma anche la futura progenie andando a instaurare un circolo vizioso che porterà ad un repentino crollo del numero degli esemplari in natura.
Difficilmente un sito depauperato in tale misura verrà ripopolato naturalmente perché i movimenti “migratori” dei Terafosidi sono praticamente nulli e la capacità stessa rigenerativa di una popolazione è piuttosto bassa.

In alcuni casi però la cattura dal vivo di esemplari selvaggi può essere "accettabile". Ad esempio piccoli quantitativi di individui adulti e subadulti possono essere molto utili per favorire ulteriori riproduzioni in cattività. Tramite nuove linee di “sangue” la specie in questione – in genere si tratta di esemplari nuovi sul mercato- sarà più stabile e forte, quindi numerosa e svincolata dalla necessità di ulteriori catture.
Infine la cattura di esemplari in pericolo di estinzione, specialmente nei luoghi in cui l’ambiente naturale è compromesso, se associata a validi progetti di riproduzione in cattività potrebbero essere l’unica strada per combattere la scomparsa di moltissime specie.
E’ un progetto indubbiamente ambizioso e di difficoltosa attuazione anche perché ad esso dovrebbero seguire complessi studi sulla possibilità ed attuabilità di una reintroduzione in natura di esemplari CB a scopo di ripopolamento o di rafforzamento della popolazione esistente. Sono infatti ancora presenti molte incognite sulle dinamiche di popolazione e su altri fattori ecologici come per esempio la densità di popolazione sostenibile da parte di un determinato ambiente.
In effetti una reintroduzione senza criterio potrebbe risultare inutile (gli animali reintrodotti non si adatteranno e finiranno per divenire solo facili prede) o addirittura dannosa (l’aumento della densità potrebbe sortire effetti contrari comportando un ulteriore indebolimento della popolazione).

Fortunatamente oggi, molte specie apprezzate dall’appassionato possono ormai essere ampiamente riprodotte in cattività, senza intaccare le popolazioni naturali. A questo risultato si è arrivati anche grazie a leggi internazionali come il famoso C.I.T.E.S. che ha regolamentato (o bloccato) il commercio di specie minacciate (nel caso delle tarantole le specie Brachypelma).
Il C.I.T.E.S., nonostante le numerose incongruenze dal punto di vista metodologico, ha effettivamente contribuito a combattere e a rallentare il commercio di alcuni animali di cattura. Nonostante ciò ancora molte specie comuni come T.blondi, G.rosea, A.seemanni sono catturate in natura.

Alla luce del pericolo oggettivo di nuocere alla maggior parte delle specie di Terafosidi chiunque si dichiari appassionato di aracnidi, dal neofita fino al consumato aracnologo, deve sempre preferire esemplari nati in cattività (CB). Quindi, salvo dunque casi particolarissimi come la citata necessità di mescolare linee di sangue, tra un ragno WC ed uno CB bisogna sempre propendere per il secondo.
Sarebbe in definitiva auspicabile che, su larga scala, le associazioni nazionali ed internazionali che rappresentano gli appassionati di aracnidi si muovano per “educare” l’aracnofilo al rispetto per la Natura, incentivando le riproduzioni in cattività e combattendo il fenomeno della cattura degli animali selvatici. In ultimo, sarebbe desiderabile promuovere studi, ricerche e attività mirate alla conservazione e mantenimento dell’ambiente e delle popolazioni naturali aprendo anche alla possibilità, per quanto complessa, di una reintroduzione in natura di esemplari nati in cattività al fine del ripopolamento.

Stefano Capannini

NOTA SUCCESSIVA:
attualmente la normativa Italiana di riferimento, relativamente all'allevamento di aracnidi, è la Legge 213/2003 "Aracnidi pericolosi", che di fatto pare vietare - fino alla pubblicazione di una lista di aracnidi ritenuti tali - l'allevamento di questi animali in toto. Fate riferimento al forum e a questa pagina, per le ultime novità in merito.


 
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