SEMINARIO - Università di Bologna - Dipartimento di Biologia 6 marzo 2003

Ragni velenosi del Salento e Danze di guarigione
di Gianluca Di Sario - Luca Lodi


Il 6 marzo 2003, si è svolto presso la sala lauree del dipartimento di biologia dell’università di Bologna, il seminario Ragni velenosi del Salento e Danze di guarigione.

Si è discusso di due ragni famosi nella nostra penisola, il ragno lupo - Lycosa tarentula (Linnaeus,1758) e la Malmignatta - Latrodectus tredecimguttatus (Rossi,1790), noti agli studiosi, oltre che per la loro importanza medica e zoologica, per via dell’incredibile fenomeno popolare ad essi collegato che prende il nome di “tarantismo”. Aracnofilia non ha potuto mancare all’interessante iniziativa.

Nella fotografia: il prof. Giorgio Di Lecce, i "nostri" Gianluca Di Sario e Luca Lodi e il prof. Massimo Trentini.


L'organizzatore del convegno, Professor Massimo Trentini, docente presso l’Università di Bologna, dipartimento di biologia evoluzionistica sperimentale, ha ci ha così raccontato la storia dei ragni del Salento, con particolare riferimento a quelli che rivestono una certa importanza dal punto di vista medico ovvero Latrodectus tredecimguttatus (Rossi, 1790) Loxosceles rufescens (Dufour, 1820), Cheiracanthium punctorium (Villers, 1789), Cheiracanthium mildei (L. Koch, 1864), Lycosa tarentula (Linnaeus, 1758), fornendo un quadro riassuntivo sull’azione del loro veleno e sulle conseguenze del morso.

Il Professor Giorgio Di Lecce, docente di Storia della Danza e Mimo presso l’Università di Lecce, ha quindi esposto l’interessante storia del tarantismo dal punto di vista etnico, medico e religioso. In particolare sono state evidenziate le tappe fondamentali di questo stravagante fenomeno attraverso gli scritti che nei secoli ci sono stati lasciati e tramandati, partendo da Senofonte (400 a.C.) sino a raggiungere Gertsoh-Ennik in anni recenti (1983). Gia gli antichi Romani distinguevano infatti i ragni dal morso non pericoloso chiamati “aracni” da quelli veleniferi chiamati “phalangi” e la medicina antica si appoggiava a due diversi rimedi per far fronte alla sintomatologia dovuta al morso degli aracnidi. Il primo era un unguento, chiamato “Triaca” o “Theriaca” (un bizzarro miscuglio di erbe e di carne di vipera), il secondo, praticato in poche regioni tra cui Puglia e Sardegna, era la danza e la musica. A questo proposito è utile ricordare che il siero anti-Latrodectus è stato sintetizzato solo nel 1953. Quasi due millenni e mezzo che testimoniano l’importanza - anche storica - del rapporto tra uomo e ragno.

La meloterapia, vale a dire la cura di alcune patologie per mezzo della musica e della danza, applicata alle persone colpite da morso di ragno, chiamate Tarante o Tarantate in Puglia o Argìa o Argia in Sardegna, pare riuscisse effettivamente ad alleviare le sofferenze dovute all’avvelenamento. Una conferma scientifica a tutto ciò arriverà solo nel 1979, quando un neurofarmacologo statunitense scoprirà per via sperimentale che i movimenti convulsi ed estenuanti della danza provocano nel corpo il rilascio di endorfine la cui azione, unita all’ingestione di molta acqua per indurre il vomito, effettivamente risulta lenitiva e talvolta conduce alla guarigione clinica. Si è specificato guarigione “clinica” perché ogni anno le persone tarante, più o meno nello stesso periodo, pare ritornino a star male e hanno nuovamente bisogno della danza per ritrovare la salute. In alcuni casi il rituale è stato eseguito per 20 anni consecutivi.

I ragni implicati erano essenzialmente due, la Lycosa tarentula, che faceva da capro espiatorio per via dell’aspetto vistoso e per il morso doloroso (anche se praticamente innocuo) e la ben più pericolosa Latrodectus tredecimguttatus, meglio conosciuta come Malmignatta, ragno bottone o Volterrano, dal morso quasi indolore ma dalle conseguenze ben più gravi. Le vittime erano essenzialmente braccianti agricoli che lavoravano in ambienti in cui tali aracnidi sono diffusi.

Ancora oggi rimane traccia di questi consuetudini. In passato infatti molti Tarantati si riunivano ogni giugno, in veri e propri raduni. Anche la Chiesa s’interessò alla vicenda e non potendo classificare l'evento come eretico né tantomeno a estirparlo dalla mente popolare, si appropriò dell’evento, associandolo a svariati Santi protettori. I raduni sono divenuti oggi pellegrinaggi verso la cappella del santo per chiedere la grazia e non sono altro che il retaggio di questi antichi rituali di guarigione. Ne è un esempio la festa di San Paolo a Galatina, ogni 29 giugno, che un tempo vedeva l'arrivo in paese di centinaia di persone vittime della tarantola.

Le fondamenta della straordinaria fecondità della pratica del ballo come antidoto al veleno dei ragni non sono mai state svelate. Le ipotesi sono molteplici: psicosi, autosuggestione, altre patologie, ma ciò non toglie che, nel 1960, i casi di “danza” erano ancora un centinaio.
L’interessante seminario si è chiuso con le parole del Professor Di Lecce che ha ricordato come oggigiorno il Tarantismo sia divenuto un genuino fenomeno di folklore che attrae molti turisti affascinati dalle note della Pizzica. E’ però vero che tale incredibile pratica sia divenuta anche una materia di studio per molti, sia accademici che, semplici appassionati. Verrebbe quasi da pensare che la tarantola - una volta in più - potrebbe averci ancora una volta messo lo zampino.

Gianluca Di Sario - Luca Lodi


Per maggiori informazioni sull'argomento non perdetevi il libro:
IPASVI Lecce - "Tarante" veleni e guarigioni - Atti del Convegno interdisciplinare di Lecce, 31 ottobre 2000
a cura di Roberto Pepe, Michele Fortuna e Genuario Belmonte.
per informazioni contattare Gianluca: smithi@libero.it

 

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