Classificare correttamente un ragno

Dr. Claudio Arnò

c/o Di.Va.P.R.A.-Entomologia, Agraria, Università di Torino

A chi non è successo, durante una passeggiata in campagna o in montagna, di posare l'attenzione su qualche "piantina" o "animaletto" interessante senza sapergli attribuire un nome? Da ragazzino, durante le passeggiate sulle colline torinesi, tempestavo mio padre con domande quali "Papà, come si chiama questo fiore?" o "Papà, guarda cosa ho trovato, che bestia è?". Purtroppo la risposta spesso era "Non ne ho la più pallida idea". Frustrante. Così è nato in me un forte desiderio di potere un giorno studiare tutte le bestie e le piante. La fortuna mi ha pienamente assistito permettendomi di realizzare il mio sogno (anche se quel "tutte le bestie e le piante" si è fortemente ridimensionato) e ora sono qui a scrivere queste poche righe per aiutare chi sta oggi incontrando quelle stesse difficoltà.
Non tratterò delle tecniche di ricerca e di raccolta di ragni perché costituiscono l'argomento di un'apposita scheda; mi limiterò ad immaginare che un ragno sia stato trovato e che si desideri assegnargli il nome scientifico. Le determinazioni si possono fare a due livelli che, per comodità di termini, definirei "amatoriale" e "professionale".
La determinazione amatoriale è quella che si può già fare in campo, a occhio nudo o muniti al più di una buona lente da tasca; pochi particolari anatomici del ragno sono apprezzabili e, salvo alcuni fortunati casi, ci si deve accontentare di una classificazione che si ferma al livello di famiglia o genere. All'accurato esame visivo dell'esemplare si accompagna un confronto con le immagini riportate su una buona guida di campo: vedi in bibliografia M. J. Roberts e D. Jones.
La determinazione professionale si può fare solo in laboratorio con l'ausilio di uno stereomicroscopio e con l'impiego di tecniche particolari. In questo secondo caso è necessario disporre di esemplari adulti perché la classificazione dei ragni è basata sulla forma dell'epigino (femmine) e del pedipalpo (maschi). Esempi di disegni di epigini e pedipalpi (=palpi) si trovano nelle schede di questo sito. I testi qui consigliabili sono: M. J. Roberts e S. Heimer & W. Nentwig.
I due metodi suddetti differiscono notevolmente fra loro: il primo è idoneo allo studio di animali vivi, giovani o adulti, liberi nel loro ambiente naturale, non prevede forzatamente la loro cattura, fornisce risultati spesso parziali; il secondo è applicato a esemplari uccisi e conservati in alcool etilico 70-80%, è cruento ma necessario in particolari condizioni: per esempio quando si studia il popolamento di una certa zona.
Chi preferisce osservare i ragni in natura, ha grossi vantaggi rispetto a chi studia materiale conservato in alcool: ha a disposizione molti "indizi" che possono essere d'aiuto per la classificazione. Il primo è l'ambiente di raccolta, se per esempio fossi interessato a trovare una Dysdera, mi metterei a rivoltar sassi, ignorando erbe e arbusti; altrimenti detto: non tutti i ragni sono presenti in tutti gli ambienti e pertanto – scelto l'ambiente di ricerca – molte famiglie possono essere scartate a priori. Il secondo è il comportamento del ragno: il modo in cui si muove è spesso caratteristico, basti pensare ai "ragni granchio" o Thomisidae. Il terzo è la forma dell'eventuale tela: a volte è sufficiente vedere quest'opera per stabilire il genere o la specie del ragno che l'ha tessuta (anche se il ragno non si è ancora visto!). Il quarto è l'epoca dell'anno: inutile cercare un Araneus diadematus adulto in primavera. Il quinto sono i nidi e gli ovisacchi che spesso hanno forma tipica. Per cogliere tutti questi "indizi" è indispensabile essere dei buoni osservatori, ma questo non s'impara sui libri...
Chi esamina materiale conservato in alcool, si può avvalere solamente delle informazioni scritte sul cartellino che non deve mai mancare, pena l'inutilità scientifica del materiale. Il cartellino è una specie di "documento di accompagnamento" del materiale, su di esso sono riportati i dati essenziali: località di raccolta, ambiente, metodo di raccolta, data, legit (=nome del raccoglitore). A determinazione avvenuta si prepara un nuovo cartellino contenete anche: det. (=nome del determinatore), sesso, genere, specie. Il cartellino accompagna tutti i reperti raccolti in natura: minerali, vegetali, animali, fossili; ovviamente con gli adattamenti del caso.
Per terminare il discorso vorrei ricordare che, se in campo si trova un immaturo e quindi non si riesce a completare la determinazione, resta pur sempre la possibilità di allevare l'esemplare. In questo caso è buona norma tenere un accurato diario in cui si annotano tutte le osservazioni fatte durante il periodo d'allevamento. Documenti di questo tipo sono una preziosissima fonte di dati biologici, utili non solo per migliorare le proprie future tecniche d'allevamento, ma anche per completare le conoscenze di tante specie la cui biologia è poco nota. Alla fine, l'esemplare morto di vecchiaia si conserva in etanolo assieme al relativo cartellino e poi si determina con il metodo professionale. Una considerazione finale, secondo me molto importante, potrebbe essere: l'aracnofilo ha tempo, pazienza, bravura per catturare e allevare una o poche specie, può raccogliere molti dati eco-etologici su quelle poche specie "vive"; l'aracnologo di solito deve lavorare su un gran numero di esemplari "morti" provenienti da campionamenti fatti a vario scopo (impatto insetticidi, pratiche colturali, popolamenti di aree di qualche interesse, ecc.). L'aracnofilo studia approfonditamente poche specie; l'aracnologo ne studia "superficialmente" molte. E' qui che io vedo un possibile punto d'incontro fra le due categorie: la visione generalizzata degli aracnologi che si integra con i "costosi" (in senso d'impegno continuativo) studi degli aracnofili.

Claudio Arnò

Bibliografia commentata.

D. Jones
"Guide des araignées et des opilions d'Europe" – Ed. Delachaux et Niestlé - pp. 384
Volume ricco di 460 fotografie di ragni comprendente anche 83 specie della regione mediterranea. Ottima guida di campo che però non considera la morfologia di pedipalpi ed epigini, non tratta che marginalmente la famiglia dei Linyphiidae.
M. J. Roberts "Spiders of Britain and Northern Europe" – Ed. Collins – 1995, pp. 383
Volume con oltre 450 specie illustrate, 32 tavole a colori, non tratta le specie mediterranee e l'intera famiglia dei Linyphiidae, ha ottimi disegni di pedipalpi ed epigini. Buona guida di campo che risulta utile anche nelle determinazioni in laboratorio.
S. Heimer & W. Nentwig "Spinnen Mitteleuropas" – Ed. Paul Parey, Berlin und Hamburg – 1991, pp. 543
Guida in lingua tedesca, inutile in campo in quanto non considera l'aspetto generale dei ragni. Riporta solamente disegni di pedipalpi ed epigini. Oltre 4.100 disegni in 244 tavole. Volume adatto a chi già possiede una buona pratica di determinazione professionale di ragni.


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